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Fratello spettatore

Stasera non sei andato a teatro: è il teatro che è entrato in casa. Ma lo spazio del teatro domestico non è la cucina o la camera da letto o la living room: lo spazio è la tua coscienza. La scena perimetra la sacralità della coscienza, e anche tu ci sei dentro, non può essere che così. Se è decisivo mettere vita nel teatro, non meno necessario è mettere il teatro nella vita. Tu non sei davanti al quadro, tu lo incornici. Sei dentro il ring del match e non puoi intervenire, non puoi impedire che accada, non puoi chiudere gli occhi. Se guardi in modo acritico, diventi connivente. Se ti assumi il peso di giudicare, non sei più solo uno spettatore, ma confessi a te stesso che sei disposto a riconoscere che tutto quanto sta accadendo ti riguarda, anche se quel gesto non l’hai mai fatto, anche se quella parola non l’hai mai detta; perché ciò che accade davanti ai tuoi occhi dilata la cognizione dell’umano. Insomma, sei dentro il film della vita del personaggio mentre lui la sta vivendo, sei dentro il suo tempo in tempo reale. E scoprire che nulla di ciò che è umano ti è estraneo deve, un po’, farti soffrire, va bene così: perché l’abolizione della quarta parete trasforma lo spettatore in testimone. Così non sei soltanto in casa tua, sei nella casa dell’uomo, dove vige questa legge: che bisogna imparare a ridere e a piangere anche del medesimo caso. E adesso siediti, per favore.
I segugi

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